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08/01/2002San Paolo in Brasile. Una scuola italiana nel segno dell’Umbria - L’impegno di una coppia di Foligno per creare una scuola di italianoDomenico Corucci

Al numero 75 di Rua Josè Gustavo Busch, pq Morumbi, a San Paolo del Brasile c’è la scuola italiana “Eugenio Montale”, bilingue e biculturale, come recita il semplice pieghevole di presentazione, che prosegue: “La scuola ha come obiettivo un’educazione globale, promovendo una formazione umanistico-scientifica e lo sviluppo del-la personalità dell’alunno, accompagnandolo dalla scuola dell’infanzia fino alla maturità del liceo scientifico, dandogli l’opportunità di iscriversi nelle migliori università brasiliane, europee o statunitensi”. Un’enunciazione da cui traspare l’orgoglio degli italiani che l’hanno voluta e costruita e tra questi c’è una coppia di umbri, origi-nari di Foligno, Socrate Mattoli e Nicoletta Arcamone. La nostra storia comincia nel 1953 quando la SADE, Sud America de Elettricitade, avvia un progetto per la costruzione di una centrale elettrica in Argentina e ne affida lo sviluppo ad un giovane ingegnere folignate, Socrate Mattoli appunto, che l’anno successivo, sarà in Brasile, insieme alla sua azienda e soprattutto insieme alla moglie, direttrice didattica. “Qui mi sono stabilito ed a San Paolo sono nati i miei figli. Le principali linee di trasmissione di energia elettrica ad alta tensione in Bra-sile le abbiamo costruite noi. Abbiamo anche realizzato la diga-centrale più grande del mondo, 30 milioni di litri al secondo, nello stato di Rondonia a tremila chilometri da san Paolo”. Oggi la SADE è leader in Brasile nella tecnica degli impianti hi-tech con un organico di 16.000 dipendenti. Mattoli è stato fondatore e poi consigliere della ABEMI, l’associazione che riunisce le più importanti imprese brasiliane nel campo dell’impiantistica. E’ anche consigliere del CGIE, il consiglio italiano degli emigrati. “Non siamo qui per parlare di me, ma della scuola” sbotta dopo un po’ ed allora parliamo della "Eugenio Montale", senza dimenticare che se i primi anni furono comunque difficili per tutti, qui bisogna aggiungere la diffidenza dei brasiliani che, ricordiamo, erano stati alleati di Mussolini e di Hitler e poco avevano capito e gradito gli sviluppi seguenti. “Esisteva allora una scuola italiana dell’Italpianti, ma era riservata ai figli degli ingegneri. Così dopo esserci resi conto della realtà, all’inizio degli anni ’80, insieme a mia moglie Nicoletta demmo vita alla scuola italiana “Eugenio Montale. Alcu-ne mogli di amici erano insegnanti e misero il proprio tempo e la loro professione al servizio della comunità ita-liana. Cominciammo con una settantina di alunni, ma capimmo subito che la fame di cultura e di lingua italiana era grande ed abbiamo continuato a lavorare e la scuola è cresciuta bene”. Val la pena di aggiungere che fu-rono raccolti fondi per un milione e mezzo di dollari, che il municipio di San Paolo mise a disposizione della comunità italiana il terreno e che oggi sono 350 gli iscritti alle diverse classi. Il ministero brasiliano ha ricono-sciuto le elementari, le medie ed il liceo scientifico, così come poi è avvenuto da parte del governo italiano. “Oggi ci sono solo due scuole di questo tipo e l’altra è della FIATa Belo Horizonte, abbiamo una quarantina di insegnanti laureati in Italia e cinque ci vengono dal ministero brasiliano, ma le domande di ammissione sono sempre superiori alla nostra capacità di soddisfarle e quindi c’è ancora molto da lavorare”. La struttura umana su cui si basa la scuola di San Paolo è nata insieme al Circolo Umbro di San Paolo, fondato da Mattoli nel 1980 e del quale è tuttora presidente. Un’intuizione, quella del Circolo umbro che darà i suoi frutti sia nella ca-pacità di mantenere vivo un polo di aggregazione per tutti gli italiani sia come interlocutore delle autorità brasi-liane. Socrate Mattoli non manca mai alle riunioni del consiglio regionale della emigrazione, alle quali porta sempre un contributo di concretezza che qualche volta sconfina con l’insofferenza per le lungaggini, forse ine-vitabili, della burocrazia regionale. Vorrebbe che i progetti diventassero realtà in tempi brevi, quasi mai compa-tibili con le amministrazioni pubbliche. Questo comunque non limita certo il suo entusiasmo, lo stesso di quan-do combatté, partigiano, per l’Italia, o di quando si laureò in ingegneria nel 1947. Attualmente, dopo 13 anni di presidenza effettiva, è presidente onorario della scuola mentre Nicoletta, la moglie, continua il proprio impegno diretto nella direzione pedagogica della scuola. Da sempre collaboratore della FILEF, insieme ad alcuni amici come Aldo Spina, la cui madre è di Bevagna, ha dato vita alla FECIBESP, la Federazione delle entità culturali italiane presenti nello stato di San Paolo. Ora queste due organizzazioni, insieme all’Università italiana per Stranieri di Perugia promuovono corsi per insegnanti di lingua italiana e corsi di formazione import-export, nel-la piena convinzione che il bilinguismo ed il biculturalismo dei figli dei nostri emigrati rappresentino una grande risorsa personale e collettiva. Tra le iniziative recenti da segnalare i corsi di italiano per i genitori degli iscritti alla scuola di San Paolo e, come circolo umbro, il premio giornalistico ”Edmondo Biganti”, dedicato alla memo-ria del grande disegnatore tuderte che per 40 anni ha illustrato con le proprie vignette le pagine del quotidiano “O estrado de S.Paulo”, fino a guadagnarsi il soprannome di “Forattini del Brasile”. Domenico Corucci